Nella sola giornata del 21 novembre 2025, uno dei quattro principali operatori italiani ha chiesto il blocco di 2,9 milioni di chiamate su 3,15 milioni ricevute. Circa il novanta per cento. Non erano chiamate moleste: erano chiamate false, che si spacciavano per italiane arrivando dall'estero.
Se fai telefonate per lavoro, questa è probabilmente la notizia più utile degli ultimi due anni — e quasi nessuno nel nostro settore l'ha raccontata, perché non fa vendere software.
Cosa è stato acceso, e quando
Con la delibera 106/25/CONS l'AGCOM ha imposto agli operatori di bloccare le chiamate in arrivo dall'estero che si presentano con un numero italiano falsificato — la pratica che in gergo si chiama CLI spoofing. L'accensione è avvenuta in due tempi:
- 19 agosto 2025 — blocco delle chiamate dall'estero con numero di rete fissa italiana contraffatto.
- 19 novembre 2025 — stesso blocco esteso ai numeri di cellulare, con l'esclusione dei clienti effettivamente in roaming.
Tradotto: il call center che chiamava l'Italia da fuori mostrando sul display un numero di Milano o un 3xx qualunque, da quelle due date non passa più.
Quanto era grosso il problema — i numeri
L'AGCOM ha pubblicato i primi dati raccolti dagli operatori nei giorni immediatamente successivi all'accensione della seconda fase. Sono cifre che vale la pena leggere due volte.
| Operatore | Bloccate |
|---|---|
| Primo gestore19–21 novembre | 8,1 mln |
| Secondo gestore19–23 novembre, su 17 mln ricevute | 8,3 mln |
| Terzo gestoresolo il 21 novembre, su 3,15 mln ricevute | 2,9 mln |
| Quarto gestore20–23 novembre, su circa 940.000 ricevute | circa 650.000 |
| Media dei quattro, 19–21 novembre | ~7,46 mln al giorno |
Il dato che dice tutto è quello del secondo gestore: circa il cinquanta per cento delle chiamate da mobile che riceveva era oggetto di spoofing. Una su due. Per il terzo gestore, in quella giornata, nove su dieci.
Vuol dire che per anni chi rispondeva al telefono in Italia ha vissuto in un ambiente in cui metà delle chiamate — o più — erano false. Non è strano che la gente avesse smesso di rispondere: era una reazione razionale.
Cosa cambia per chi chiama davvero
Tre cose, in ordine di importanza.
Uno: cala il rumore. Se sette milioni di telefonate false al giorno smettono di arrivare, il display di un potenziale cliente diventa un posto meno affollato. Non è un vantaggio competitivo che ti sei guadagnato, è un cambiamento di contesto — ma è il contesto in cui lavori.
Due: un numero vero adesso pesa. Fino a ieri un numero italiano sul display non diceva niente, perché lo poteva mostrare chiunque da qualunque parte del mondo. Oggi, se una chiamata arriva con un numero italiano ed è passata dal filtro, quel numero è davvero collegato a qualcuno che si può rintracciare. È poco, ma è più di quanto valesse prima.
Tre: la concorrenza sleale è diminuita. Chi ti rubava clienti chiamando a raffica dall'estero con numeri finti, e senza sostenere nessuno dei costi che sostieni tu, ha perso il canale. Questo conta soprattutto in settori — energia, telefonia, fotovoltaico — dove quel tipo di traffico aveva bruciato la pazienza di tutti.
Le tre cose che il filtro non risolve
Qui va detta la parte scomoda, perché la lettura entusiasta di questa notizia è sbagliata.
Non ti rende gradito. Meno rumore significa più probabilità che qualcuno risponda, non che qualcuno ti ascolti. Se la tua apertura era debole prima, è debole adesso: la conversazione la vinci o la perdi nei primi secondi, esattamente come sempre.
Non sostituisce il consenso. Il filtro riguarda l'identità del chiamante, non il diritto a chiamare. Restano identiche le regole di sempre: consenso valido e specifico per il marketing telefonico, e confronto con il Registro Pubblico delle Opposizioni prima dell'avvio di ogni campagna. Una chiamata perfettamente tracciabile fatta a un numero iscritto al Registro resta una chiamata che non andava fatta.
Non riguarda chi chiama dall'Italia. Il provvedimento colpisce il traffico in ingresso dall'estero. Il telemarketing molesto fatto da dentro il Paese non è stato spento da questa delibera.
E se il tuo numero finisce segnalato come spam
È il rovescio della medaglia, ed è il problema che nei prossimi mesi si sentirà di più. Mentre gli operatori bloccavano lo spoofing, i telefoni delle persone hanno continuato a riempirsi di etichette: «Sospetto spam», «Probabile telemarketing». Quelle etichette non arrivano da AGCOM — arrivano dai sistemi di rubrica dei telefoni e dalle app di blocco, e si basano su come si comporta il tuo numero.
Tre comportamenti che ti ci fanno finire, in ordine di gravità:
- Troppe chiamate senza risposta in poco tempo. Un numero che chiama duecento persone in un'ora e viene rifiutato da centonovanta somiglia esattamente a quello che i filtri cercano.
- Un numero che non risponde se richiamato. È il segnale più sospetto di tutti: chi chiama per lavoro ha una linea che risponde.
- Numeri usati a raffica e poi cambiati. La rotazione continua di numerazioni è il comportamento tipico di chi ha già bruciato le precedenti, e i sistemi lo riconoscono.
La contromisura non è tecnica, è di buon senso: pochi numeri, stabili, che rispondono, e un ritmo di chiamate che assomiglia a quello di un ufficio e non a quello di un macchinario. Un numero bruciato non si recupera in fretta, e nel frattempo tutte le tue chiamate partono con un'etichetta addosso.
Se la tua azienda chiama l'Italia dall'estero
Vale la pena dirlo perché riguarda più aziende di quante si pensi, e non sono tutte call center opachi: ci sono PMI italiane con sedi operative all'estero, servizi di customer care delocalizzati, partner che lavorano da fuori per conto di un committente italiano.
La regola è semplice e non ammette scorciatoie: se la chiamata parte dall'estero non può presentarsi con un numero italiano. Non è una zona grigia — è esattamente il comportamento che il filtro blocca, e viene bloccato a prescindere dalle intenzioni di chi chiama.
Le strade percorribili sono due. La prima è chiamare mostrando la numerazione del Paese da cui si chiama davvero, accettando che il tasso di risposta ne risenta. La seconda — quella che ha senso se il mercato è italiano — è far partire le chiamate dall'Italia, con numerazione italiana legittimamente assegnata a chi le effettua.
È una distinzione che fino a un anno fa non aveva conseguenze pratiche e adesso ne ha di molto concrete: chi non l'ha ancora affrontata, probabilmente sta già chiamando a vuoto senza saperlo, perché il blocco avviene a monte e sul display di chi doveva rispondere non compare niente.
Cosa puoi fare lunedì mattina
Una verifica di due minuti: guarda da che numero partono le tue chiamate in uscita. Deve essere un numero italiano, tuo o intestato a chi lavora per te, e deve essere raggiungibile — cioè se qualcuno lo richiama deve trovare qualcuno, non un silenzio.
Sembra banale ed è la cosa che più spesso non torna: un numero che non risponde, in un telefono appena ripulito da sette milioni di chiamate false al giorno, somiglia moltissimo a quello che è appena stato bloccato.
Fonti
- AGCOM — Delibera 106/25/CONS
- AGCOM — Dal 19 novembre attivo il filtro anti-spoofing anche per le chiamate da mobile
- AGCOM — Primi dati del filtro anti-spoofing (tutte le cifre citate)
- MIMIT — Registro pubblico delle opposizioni
Perché lo sappiamo
Non veniamo dal software, veniamo dalla vendita. Gli script che trovi in queste pagine non escono da un modello generico: nascono da oltre cinque anni di vendita telefonica, e vengono riscritti dopo aver riascoltato le chiamate — quelle andate bene e soprattutto quelle andate male. Dietro ogni riga di copione c'è una frase che al telefono ha funzionato, e tre che sono state buttate.
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